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Editorial

A MESSAGE FROM GIANCARLO PERINI, PUBLISHER.

Car designers around the world, please help us to raise this baby. Make it yours.

Yes, you can!

Through the past five years I have been running a blog dedicated to car design with an experimental approach. I was eager to establish a bridge with the design community and to gain experience on the web.

Now, time has come for a new project with broader goals, focuses and reach.

The goal is to establish a very lively «Café littéraire» where professional designers, design educators and students, car and design enthusiasts meet, show their ideas, discuss design matters and trends, contribute with their own reports and stories to the development of a modern design culture, with past experiences and inputs from different cultures.

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Roberto-Piatti-WEB  English.

Per gli addetti ai lavori, il Salone di Ginevra sarà cosa del passato nel giro di una settimana.
Mentre il grande pubblico riempirà i padiglioni del Paléxpo, i professionisti del settore volgeranno il loro sguardo alla pprossima riunione momndiale dell'industria automoblistica: il Salone di Pechino (The 18th Beijing International Automobile Exhibition, IAE) a partire dal 21 aprile prossimo.
In vista dei prossimi incontri in Cina, vi proponiamo un contributo del fondatore e amministratore di Torino Design, l'Ing. Roberto Piatti, uno dei primi pionieri della collaborazione Italo-Cinese nel settore della progettazione automobilistica pubblicato da Auto & Design magazine, oggi la più aurorevole rivista di settore.

  

A volte usciamo da un ristorante con la precisa coscienza di aver gustato un piatto eccellente, talmente buono ed apparentemente banale da farci credere di poterlo replicare facilmente una volta tornati a casa. Esistono alcune ricette così semplici da far credere a tutti di essere grandi chef. Eppure, proprio le ricette più semplici rivelano la difficoltà estrema del rendere eccellente un qualcosa che in fondo semplice non è. Ed allora, un po’ depressi e frustrati, ecco che il desiderio ci spinge a  tornare dove tanto avevamo sognato e gustato.

Flying carpetAggiungendo il fatto che l’automobile semplice non lo è per nulla, potremmo dire che questa metafora ben spiega la situazione di relativo stallo dell’industria automobilistica cinese vista al Salone di Shanghai di quest’anno. Il mercato c’è, imponente e lontano dai malanni del mondo automobilistico “maturo”; ma a trarne i vantaggi sono proprio i ristoranti tradizionali, ovvero i marchi stranieri, quelli a cui si pensava di carpire i segreti in breve tempo… il tempo delle joint ventures.
L’industria automobilistica cinese prese avvio intorno all’idea delle joint-ventures, caldeggiate dal governo per far crescere rapidamente la capacità locale agli standard internazionali. Ed infatti ogni joint venture aveva un piano parallelo di sviluppo per un marchio locale sperando in un rapido travaso di know-how. I costruttori stranieri sono stati a quanto pare piuttosto accorti a far sì che questa curva di apprendimento avvenisse non così rapidamente, lasciando una profonda dipendenza dagli standard e dalle organizzazioni straniere, con le produzioni straniere “localizzate” che vanno a gonfie vele e con i prodotti locali ancora alla ricerca del vento in poppa.

In ritardo sui piani di sviluppo.


Frequento ormai la Cina da vent’anni e ricordo che, secondo i piani tracciati dal governo di Pechino agli inizi e verso la metà degli Anni 90, almeno due o tre grossi gruppi cinesi dell’auto sarebbero dovuti essere pronti a fronteggiare costruttori mondiali del calibro di General Motors e Toyota nell’arco di un decennio, ma questo ancora non si è verificato. Anzi, il fenomeno curioso che si sta accentuando negli ultimi anni è che, più il mercato locale sta crescendo, più i consumatori preferiscono acquistare (ovviamente potendoselo permettere) i marchi stranieri.
La quota dei marchi cinesi non solo non decolla come previsto, anzi scivola da un 30% raggiunto nel 2009 ad un circa 26% verso la fine del 2012. Nella Top Ten delle auto preferite dai cinesi ci sono una Ford, quattro Volkswagen, tre General Motors e due Hyundai.
Secondo le più recenti analisi condotte da esperti di prodotto, la Cina è ancora lontana di cinque o dieci anni dalla capacità di produrre auto ai livelli globali senza aiuto straniero e la stessa opinione pare l’abbiano i consumatori cinesi.

  • Torino-Design-Maxus-06
  • Torino-Design-Maxus-06
    Torino-Design-Maxus-06

    Già abbiamo segnalato il fenomeno crescente dell’introduzione di designers e ingegneri stranieri all’interno dei marchi locali cinesi per dare una marcia in più alla crescita, ma i miracoli nell’automobile non avvengono o, almeno, non possono avvenire in un solo anno. Il tempo di acquisizione del know how è più rapido che in passato, ma non si può annullare.

  • Torino-Design--QQ-for-Chery-03
  • Torino-Design--QQ-for-Chery-03
    Torino-Design--QQ-for-Chery-03

    Il governo cinese si è accorto di questo ritardo e sta spingendo su due fronti: da un lato cerca di unire alcuni costruttori locali per aumentare il livello di sinergie e condivisione di sforzi (anche se spesso esistono interessi locali nelle varie province che mal si conciliano con la visione razionalizzatrice del governo centrale), dall’altro sta stimolando nuove joint-venture (esempio recente è quella fra Land Rover e Chery) perché in fondo è più saggio generare nuovi posti di lavoro e continuare lo sviluppo piuttosto che frenare i costruttori stranieri senza ancora avere forti campioni locali.

    Dove va il mercato cinese.

    A dar grandi certezze in Cina sono i numeri, in un mercato che divora già oltre un milione di auto al mese e che prevede 22 milioni di auto all’anno nel 2020 (alcuni analisti prevedono addirittura 30 milioni), ovvero il mercato più grande del mondo.  E’ l’adrenalina e l’entusiasmo di vivere in un paese che cresce, che sogna e che vede un domani migliore dell’oggi.
    Dal 2005 al 2011 il settore Automotive ha vissuto una crescita del 24% all’anno perché si partiva da numeri in fondo bassi sul totale popolazione; ma le previsioni dal 2011 al 2020 confermano un invidiabile 8% all’anno.
    Le famiglie con un reddito annuo superiore a 10 mila Euro erano solo il 17% nel 2011 e saranno ben il 58% nel 2020. Inoltre sta crescendo il numero delle città di “medie” dimensioni (oltre 40 centri urbani da 3 a 5 milioni di abitanti) che ha ancora un tasso di auto per abitante molto basso. Le 500 auto per 1000 abitanti a cui siamo abituati in Europa diventano qui solo 40 auto per 1000 abitanti e questo lascia presupporre ancora uno spazio enorme alla crescita della motorizzazione.

  • Roberto Piatti of Torino Design .«China needs visions»
  • Roberto Piatti of Torino Design .«China needs visions»
    Roberto Piatti of Torino Design .«China needs visions»

    Tutto questo significa che le vendite di nuove vetture in Cina contribuiranno per il 35% alla crescita del mercato mondiale dell’auto, il tutto condito da differenze regionali notevoli, dato che aree geografiche anche limitrofe mostrano consumatori con preferenze differenti, una situazione che richiede flessibilità e capacità di risposte rapide.
    Ci saranno più vendite per i segmenti a prezzo più elevato, ad esempio si prevede che le vendite di SUV triplicheranno nei prossimi 10 anni. In Cina il mercato delle auto di lusso è cresciuto con una media del 36% all’anno nell’ultimo decennio, un tasso ben più elevato della crescita totale; ed anche nei prossimi anni si pensa non scenderà sotto il 12%. Già oggi, tanto per citare un esempio, oltre metà delle Bentley prodotte viene venduta in Cina, dove i consumatori adorano la lunga storia ed i valori dei marchi del lusso europei.


    Opportunità mancate


    Osservando i costruttori cinesi viene da pensare che esistano opportunità mancate. In questa preoccupazione di “fare come gli altri per diventare come gli altri” si stanno spendendo cifre enormi, dimenticando di perseguire la ricerca di base, un fatto che porterà in futuro ad un ulteriore dipendenza da costruttori e componentisti stranieri.

  • Roberto Piatti of Torino Design .«China needs visions»
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    Roberto Piatti of Torino Design .«China needs visions»

    Il governo cinese dovrebbe spingere i costruttori locali a trovare la forza per puntare su ricerca ed innovazione finalizzate alla definizione di nuove piattaforme impostate su trazione elettrica e nuovi sistemi di produzione dell’energia. Una politica che potrebbe generare nuove automobili che diventino bandiera di una nuova mobilità individuale, un messaggio che potrebbe attrarre le nuove generazioni oggi più interessate agli smartphone  ed ai social networks che alla cara-vecchia automobile.
    In Cina ci sono tutte le condizioni per permettere lo sviluppo di una rivoluzione dell’auto: ci sono i numeri che giustificano gli investimenti, c’è un inquinamento che richiede soluzioni non tardive, c’è un governo centrale che può coordinare i produttori e pianificare le infrastrutture.
    Ma soprattutto serve avere una visione!

     

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  • Torino-Design--Truck-for-Ashok-Leyland-01
    Torino-Design--Truck-for-Ashok-Leyland-01

    Coltivare la visione


    E, come la storia insegna, una visione non va copiata e non si può imparare. Una visione va “coltivata” e perseguita con pazienza. 
    Forse la lettura de “L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono” può essere consigliata a tutto il management dell’auto cinese.

    Photo Gallery.

    Roberto Piatti of Torino Design .«China needs visions»
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